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Una Biennale di quartiere

18/10/2010

A Parigi La Biennale de Belleville unisce l'identità storico-popolare del quartiere multietnico di Belleville alla nuova veste artistica e culturale della zona.

di  Cristiana Mattioli

biennale Belleville

Come restituire la ricchezza di un quartiere attraverso una manifestazione artistica senza cadere nel tranello dell'autoritratto? Come fare emergere la singolarità di un quartiere come quello di Belleville senza fermarsi ad una lettura sociologica superficiale? Come contribuire alla vitalità del quartiere senza rinunciare alla programmazione della manifestazione? Queste le domande a cui la La Biennale de Belleville sta cercando di rispondere attraverso eventi, appuntamenti, mostre e installazioni open air.

Innazi tutto, cos'è Belleville. E' un quartiere a nord-est di Parigi, poco lontano dal più famoso e turistico Marais. I turisti lo attraversano solo per la consueta tappa al Cimitero Père Lachaise, uno dei più bei cimiteri monumentali della città e forse del mondo - al di là delle celebrità che vi trovano posto. Il quartiere è caratterizzato da una forte multiculturalità e dai suoi grandi parchi che, sfruttando la topografia del terreno, permettono di osservare la Ville Lumière dall'alto. Daniel Pennac, scrittore di libri divertenti e "splatter", importato in Italia dall'amico Stefano Benni, ha ambientato in questo quartiere la sua saga della famiglia Malaussène (molti pensano che questi libri siano per bambini ma non è così...), sottolineando le specificità del quartiere, tipicamente parigino ma anche arabo e ebraico in vari angoli.

Oggi Belleville sta cambiando molto. Sulla scia dei quartieri limitrofi, il quartiere si sta aprendo all'arte e ai giovani e ospita numerose gallerie, bistrò modaioli e librerie. Da qui l'idea della Biennale, di una manifestazione che possa unire le varie identità del quartiere, riprendendone e sottolineandone tratti del passato e del presente, allargandosi a spazi privati d'arte e luoghi pubblici della città, in un'ottica aperta al mondo internazionale dell'arte contemporanea.

Così Lang & Baumann ricolorano l'asfalto della strada, Lee Chow Shun fa riaffiorare le invisibili migrazioni degli immigrati cinesi attraverso una rilettura delle insegne, Chloé Maillet et Louise Hervé fanno rivivere gli anni di lotta del quartiere attraverso l'evocazione delle sue frontiere antiche, Camille Henrot trasforma gli oggetti trovati d'uso quotidiano in opere d'arte, una mostra di pittura viene allestita sul marciapiede di una strada, dimostrando che l'arte è naturalmente politica quando modifica il modo di comprendere un quartiere e i suoi spazi, invitando a nuove letture di questi ultimi.

E se anche Isola approfittasse del suo capitale sociale e artistico, mettendo in rete tutte le realtà culturali? Se le gallerie del quartiere si aprissero ai suoi abitanti, creando un percorso itinerante capace di unire l'anima isolana alle sperimentazioni contemporanee? Una proposta, già testata in altri contesti - Brooklyn e Harlem oltre a Belleville; in Italia altri esempi interessanti sono il Festival Paratissima a San Salvario, Torino e Pigmenti al Pigneto, Roma -, per non abbandonare il quartiere ai cambiamenti innescati dalle nuove operazioni immobiliari, e per rivitalizzare Isola partendo dal basso, dall'esistente e dalle sue potenzialità.

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