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Casa della Memoria fuori dalla retorica

12/05/2011

Ieri è stato annunciato lo studio di architettura vincitore del concorso lanciato da Hines in collaborazione con il Comune di Milano.

di  Giovanni Padula

Rendering del progetto vincitore concorso Casa della Memoria nel quartiere Isola di Milano (Studio Baukuh) Rendering del progetto vincitore concorso Casa della Memoria nel quartiere Isola di Milano (Studio Baukuh)

Ieri presso l'Urban Center è stato presentato da Hines e dal Comune di Milano il progetto vincitore del concorso Casa della Memoria nel quartiere Isola (da realizzare in via Confalonieri altezza via Volturno) di cui zonaisola ha parlato l'ultima volta poco più di un mese fa in questo articolo. A chi non conoscesse il contesto consiglio di leggere l'articolo.

Ero presente all'evento e quelle che seguono sono alcune mie considerazioni, spero utili per chi vive e lavora nel quartiere e segue con attenzione i progetti di trasformazione urbana.

L'immagine che vedete è l'involucro del progetto vincitore a cura degli architetti dello Studio Baukuh di Genova. Vi segnalo tre articoli su altrettante testate in cui potete trovare un resoconto giornalistico dell'evento: Corriere della Sera, Repubblica (immagini), Il Giorno.

Non entro nel merito del progetto architettonico. Gli articoli citati ne parlano, mi limito a sottolineare che ci sono altri rendering delle aree interne e della distribuzione funzionale degli spazi del progetto vincitore: zonaisola pubblicherà quanto prima. Tralascio gli addentellati politici dell'evento di ieri, trascurabili.

E non affronto neanche un punto importante sul quale però vale la pena tornare: le regole urbanistiche esistenti permettono oggi un esito singolare: il privato che sceglie di promuovere un concorso per la progettazione di un edificio pubblico (che come la Casa della Memoria entrerà tra le proprietà del Demanio) può consegnare ai concorrenti documenti con le linee guida per la progettazione senza che tali documenti siano pubblici. E chiedendo addirittura agli architetti in gara, come è avvenuto per la Casa della Memoria, di firmare una clausola di riservatezza. Il privato oggi può farlo. Un Comune attento alla trasparenza dovrebbe invece impostare gli accordi in modo da evitare tali esiti.

Mi concentro invece sul contenuto funzionale del progetto e le sue relazioni con il quartiere.

Contenuto del progetto Casa della Memoria e quartiere Isola

A mio avviso siamo arrivati a questo punto. Hines e il Comune di Milano vorrebbero spendere questi 3-4 milioni di euro destinati alla realizzazione dell'edificio (stiamo parlando solo dei costi di costruzione non di quelli di gestione) per creare un contenitore che possa ospitare un progetto culturale, di una certa ambizione e qualità, ispirato alla Memoria a Milano (con messaggi universali). Il problema è che questi progetti costano. Non si tratta solo del costo dell'edificio, ma dei costi del programma culturale che va coltivato anno dopo anno. Persone dedicate, sale per mostre, sale di consultazione concepite per un grande pubblico, non solo (e non tanto) per quello specialistico che deve studiare gli archivi (vedi gli articoli dei quotidiani citati). La cosa ha un senso: vogliamo davvero trasmettere la memoria anche alle nuove generazioni? Allora bisogna tenere alta l'asticella della qualità degli spazi e del programma culturale. Oggi sappiamo chi paga per l'hardware, l'involucro (i fondi dagli oneri di urbanizzazione del progetto Porta Nuova), ma chi finanzierebbe il budget non trascurabile del software, del programma culturale? Si parla di fondi in arrivo dalla Presidenza della Repubblica nell'ambito dei progetti finanziabili per i 150 anni dell'Unità d'Italia, una sorta di finanziamento start-up per il progetto Casa della Memoria, un tema caro al Presidente Napolitano. Ma per ora non ci sono impegni formalizzati.

Lasciamo per un attimo da parte la domanda su chi paga per il "software" di un progetto ambizioso e veniamo intanto ai contenuti funzionali del progetto così come interpretati dagli architetti che hanno partecipato al concorso. Per chi non lo sapesse la Casa della Memoria nasce circa due anni fa da una esigenza pratica del Comune: trovare una degna sede alle diverse Associazioni dell'area milanese raccolte sotto l'ombrello del tema della memoria (resistenza, vittime dell'Olocausto, del terrorismo) e per i loro archivi documentali. L'ANPI in particolare (Associazione Nazionale dei Partigiani) ha una sede provvisoria concessa dal Comune dopo lo sfratto (ad opera dello stesso Comune) dalla sede storica di via Mascagni e preme quindi (sul Comune ovviamente) perchè i suoi uffici amministrativi vengano ricollocati in un una sede definitiva. Insomma, sommando lle varie associazioni, stiamo parlando di spazi per uffici amministrativi per circa 60-70 persone (persone che devono svolgere un importante lavoro ma dubito che possano occuparsi di mettere all'opera giorno dopo giorno dei programmi culturali concepiti per un ampio pubblico di visitatori). Oltre al personale direttivo e amministrativo ci sono gli archivi. Non a caso pare ("pare" perchè il documento con le linee guida di realizzazione del progetto consegnato agli architetti non è ancora disponibile al pubblico) che le indicazioni funzionali del concorso prevedessero soprattutto spazi per uffici e per archivi, e una piccola sala auditorium, oltre a spazi (piuttosto residuali) per servizi al quartiere e per esposizioni. Risultato: nel progetto vincitore vediamo che su circa 2.000 mq complessivi di superficie (slp) circa 750 mq sono destinati alle sedi delle associazioni legate alla memoria, circa 500 ai loro archivi (spesso non aperti alla libera consultazione del pubblico) e il resto per le altre funzioni (tra cui un caffè in cima all'edificio) con la funzione espositiva piuttosto sacrificata in questa interpretazione del progetto, 185 mq, e una sala multifunzionale e flessibile per il quartiere di dimensioni simili (workshop, incontri, anche sala ballo...). Nel rendering della hall dell'edificio si vede una piattaforma digitale molto high-tech pensata per il pubblico che viene in vista e vuole consultare in remoto l'intera documentazione sulla memoria e magari trasferirla via internet. Vabbè, la cosa richiede evidentemente qualche ragionamento in più. Mio figlio potrebbe consultare probabilmente in remoto la stessa documentazione dal computer di casa. Dovrei portarlo nella Casa della Memoria solo per fargli godere del bell'ambiente interno (la hall contiene una spirale per passare da un piano all'altro), magari di un convegno sulla memoria per la sua età e una piccola mostra? Lo spazio fisico degli archivi sarebbe off limit per lui. Se facciamo il giro degli uffici magari disturbiamo. Insomma sì, mio figlio ce lo porto. Ma qui stiamo parlando di trasmettere i valori della libertà, della resistenza, dell'indipendenza alle tantie famiglie che verrebbero anche da fuori Milano. Magari da lontano e apposta. Servirebbe qualcosa di più se si puntasse al grande pubblico e a un progetto ambizioso.

Come dicevo farlo costa. Lo sviluppatore immobiliare potrebbe credere a un progetto ambizioso. Non credo al punto da metterci dei soldi ma al punto di caldeggiarlo forse sì. Per loro c'è una utilità anche pratica con possibili ricadute sugli utili: un bel programma culturale accanto a residenze che costano un occhio della testa a mq valorizza senza dubbio l'investimento privato. Già ma chi paga per il progetto culturale?

Il progetto attuale prevede molti uffici e archivi. Importanti intendiamoci. Ma non potrebbero essere collocati, come ho già detto su questo sito, in un edificio storico del Comune? Quali ostacoli ci sono a questa soluzione?

Se quest'ultima soluzione fosse praticabile si aprirebbero varchi su cui noi che abitiamo nel quartiere dovremmo seriamente ragionare e portare il nostro contribuito e le nostre proposte di soluzione. Per esempio: si potrebbe immaginare un passo indietro dell'ANPI e delle altre associazioni sul collocare la loro sede e i loro archivi specialistici nella Casa della Memoria in via Confalonieri. A fronte di una garanzia da parte del Comune su una nuova sede. E a fronte di una loro responsabilità diretta nel promuovere (insieme al Comune?) un programma culturale ambizioso sulla base del quale raccogliere i fondi. Esito di questa soluzione in termini di spazi: molti meno uffici (dieci persone competenti bastano a mandare avanti un programma di questo tipo); meno archivi e quelli necessari aperti al pubblico; più spazi per esposizioni; più spazi per i servizi al quartiere da integrare bene con il tema dell'edificio.

Certo bisognerebbe trovare i soldi per questa soluzione. Fondi pubblici? (ma il Comune di questi tempi non può prendere impegni di questo tipo). Fondi privati? Un mix? Perchè le associazioni della memoria non si impegnano su questo fronte insieme al Comune?

Come vedete la strada non è proprio corta e la soluzione non mi pare dietro l'angolo. Però questa soluzione andrebbe verificata.

Su quali servizi per il quartiere puntare se nella Casa della Memoria in versione "ambiziosa" ci fossero più spazi disponibili? Da tempo Zona 9 propone un centro civico e per anziani e magari una biblioteca. In passato, prima di mettere sul tavolo il progetto Casa della Memoria, il Comune si era impegnato a destinare i 2.000 mq di questo edificio (ricavato, ripetiamo, dagli oneri di urbanizzazione) a servizi per il quartiere, tra cui anche un asilo nido. Poi il Comune stesso ha fatto marcia indietro sull'asilo nido dicendo che la domanda sarebbe coperta dall'offerta attuale e programmata (i nuovi nidi che ci sono e sorgeranno in zona Isola). Ho dei dubbi su questo: se vediamo il profilo demografico delle famiglie dell'Isola e il trend di crescita penso che ci sia una sottostima della domanda futura (che può essere soddisfatta se si costruiscono asili in tempo). Sulla biblioteca ci vorrebbe un progetto originale (noi ci abbiamo provato su questo sito ma confesso che non abbiamo fatto molti passi in avanti); mente un centro civico con spazi per anziani sembra qualcosa di così generico...Insomma nel proporre questi servizi all'interno di spazi pubblici bisogna ricordarsi che poi costano alla comunità: vanno pagate le spese di manutenzione, gestione, ecc. Devono essere davvero utili. Nel proporre questi servizi bisognerebbe esplicitare un minimo di ipotesi sulla domanda rilevata, sui benefici per il quartiere e sul conto economico di ogni singola funzione. Dovrebbe farlo in primo luogo l'amministrazione pubblica che propone queste soluzioni. Ma non siamo arrivati a quel punto.

Cosa potremmo fare noi del quartiere?

Provo ad abbozzare due scenari:

1) Tutti questi progetti hanno dei limiti. La Casa della Memoria così concepita è più una Casa delle sedi delle associazioni legate alla memoria. Sul centro civico molti si chiedono (anche io) se sia davvero utile. E se lasciassimo l'area verde? I nuovi giardinetti che sorgerebbero in quel punto avrebbero un pezzo di prato in più. Sarebbe molto utile a tutti. Su questo non ho dubbi. Peccato perchè il quartiere rischierebbe in questo scenario di perdere quella manciata di milioni che vengono dagli oneri di urbanizzazione. Andrebbero a finire nelle casse del Comune con il rischio di disperdersi in mille rivoli. E poi bisognerebbe come quartiere avere la forza di rimettere i vari progetti sul tappeto in discussione e sparigliare. Possibile? Possibile, e potrebbe anche valerne la pena.

2) La Casa della Memoria prende una strada diversa da quella che sembra essere stata delineata nel concorso. Lo stesso concorso in realtà sembra essere stato concepito per lasciare aperte altre opzioni. Comune e privato promettono addirittura un confronto con i residenti del quartiere ora che la Casa ha un punto da cui partire (il progetto vincitore). Sollecitate anche da noi le associazioni della memoria accettano la strada più ambiziosa. In tal caso il Comune metterebbe fretta sulla ricerca di fondi: vuole partire con la costruzione dell'edificio in modo che sia completato per il 2014 (i privati hanno la stessa esigenza). In questo scenario "collaborativo" bisognerebbe conciliare le esigenze di un progetto architettonico e culturale ambizioso, con la ricerca di fondi e con l'identificazione di servizi per il quartiere davvero utili e praticabili.

Chiudo così. C'è molto da discutere.

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