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Casa della Memoria. No, community center.

23/07/2010

E se invece facessimo una semplice, bella biblioteca?

di  Giovanni Padula

Casa della memoria Fonte: Studio Boeri

Proprio al termine di via Volturno, all’incrocio con via Confalonieri, dovrebbe sorgere un edificio pubblico con al suo interno servizi per il quartiere. Questo spazio dovrebbe occupare circa 2.000 mq di superficie su più livelli. Ha un costo stimato in circa tre milioni di euro e sarà finanziato attraverso gli “oneri di urbanizzazione”, fondi privati che le società coinvolte nello sviluppo di Porta Nuova, in questo caso la fetta del gigantesco progetto che ricade nel quartiere Isola, versano al Comune sulla base di parametri prestabiliti.

Quali servizi sono previsti al suo interno? A deciderlo dovrebbe essere il Comune, sentite le proposte di Zona 9 e dei residenti del quartiere. Le norme prevedono qualche utile indicazioni per i nostri amministratori pubblici. Per esempio se esiste una carenza di asili nido nel quartiere, è bene collocare questi servizi negli spazi pubblici realizzati attraverso gli oneri di urbanizzazione.

Pare invece, secondo il Comune, che la domanda presente e futura di asili nido nel quartiere sia soddisfatta dagli spazi esistenti e da quelli la cui realizzazione è già prevista dai piani comunali. Su questo punto, gli asili nido, qualche verifica è d’obbligo e ci torneremo su presto con un approfondimento.

E allora che si fa di questo edificio che, ricordiamolo, sorgerà nell’area dei futuri giardinetti con accanto i grattacieli residenziali e il loro famoso “bosco verticale”? Il consiglio di Zona 9 ha proposto alla fine del 2007 un “community center” con spazi dedicati al mondo delle associazioni e della cooperazione presenti nel quartiere. Una proposta ancora vaga. Il Comune all’inizio del 2009 ha impresso una virata al progetto proponendo che nell’edificio venga realizzata una Casa della Memoria, un centro culturale che dovrà essere animato dalle associazioni dei partigiani, dei deportati e delle vittime del terrorismo. In questo progetto gli spazi dedicati a funzioni specifiche per il quartiere sono in effetti ridotti. Il progetto è stato affidato allo Studio Boeri, lo stesso delle torri del verde verticale.

Ci sono almeno un paio di cose del progetto Casa della Memoria che mi lasciano perplesso. Il Comune sembra dire ai residenti: “E’ un progetto culturale di cui dovreste andare fieri perché fornisce spazi di qualità al quartiere e ha una scala più ampia, regionale, addirittura nazionale.” E’ vero, le potenzialità ci sono. Ma intanto del progetto culturale vedo molto hardware e poco software (nonostante l’interessante presentazione multimediale). E mi chiedo: quante persone consulteranno la mole di archivi specialistici? Qual è il numero totale di visitatori attesi? Chi finanzierà le spese correnti per le mostre? Inoltre dalle planimetrie presentate dai progettisti noto che gran parte degli spazi sono utilizzati per uffici per curare la normale amministrazione degli enti e delle associazioni ospitate.

Sono convinto che l’Anpi e le altre organizzazioni coinvolte nel progetto debbano essere messe in grado di svolgere il proprio importante lavoro. Ma il Comune non può trovare per loro una degna sistemazione in un edificio che abbia più una vocazione per gli uffici o centri di archiviazione con una grande mole di documenti di cui solo una parte fruibile per il grande pubblico? Un edificio pubblico in quella posizione, affacciato sui giardini e vicinissimo a snodi di trasporto, dovrebbe a mio avviso offrire la maggior parte dei suoi spazi ai flussi di persone. Ben venga una Casa della Memoria se il progetto che sottende gli archivi e le mostre fosse tale da utilizzare gran parte degli spazi per le visite di un pubblico numeroso. Per offrire qualche parametro: mi sembrerebbe equilibrato se il 20% degli spazi fosse dedicato agli uffici delle persone che dovranno occuparsi del programma culturale e l’80% rimanente fosse dedicato ai vari pubblici di visitatori, in arrivo da dentro e da fuori l’Isola.

Ma siamo sicuri che nell’equilibrio delle cose non sia meglio destinare l’edificio a una semplice, bella biblioteca di cui, sulla base delle interviste che CityO ed esterni hanno di recente condotto all’Isola, il quartiere sente molto la necessità?

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