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#1/Spazi Aperti: Isola incontra Viafarini

07/09/2010

Una serie di incontri alla scoperta della vita culturale del quartiere: incontro # 1

di  Viafarini

viafarini

zonaisola.it ha chiesto alle realtà artistico-culturali del quartiere Isola di presentarsi e raccontarsi rispondendo a 10 domande. Primo appuntamento con Viafarini, un'organizzazione no-profit per la promozione dell'arte contemporanea attiva dal 1991.

Puoi dare un'occhiata a questo articolo e consultare la nostra mappa per scoprire tutte le realtà culturali del quartiere aperte al pubblico e dove si trovano.

 

1. Ci descrivi in breve l’attività della tua organizzazione?

Viafarini, è una organizzazione non profit  per la promozione dell'arte contemporanea attiva dal 1991. Viafarini è stata fondata sul modello degli artist space statunitensi e delle kunstverein tedesche, vale a dire come struttura intermedia tra la galleria e il museo.Oggi Viafarini è uno spazio espositivo aperto alla sperimentazione, offre servizi di documentazione sulle arti visive, accessibili anche on-line, e organizza un residence per artisti e curatori.

2. Perchè avete sede all’Isola? Come ci siete arrivati?

La scelta di aprire in via Carlo Farini è stata condivisa dalla fondatrice con alcuni esponenti della comunità artistica milanese, che lamentavano l’assenza di uno spazio indipendente svincolato dalle logiche commerciali tipiche delle gallerie. L’idea di aprire in una zona allora ancora periferica e isolata, è stata una scommessa sulla crescita di una parte della città dall’alto potenziale, ma dove già in passato altre realtà dell’arte avevano scommesso e dove molti artisti avevano aperto, ieri come oggi, i propri studi. Dal 2008 lo spazio in via Carlo Farini 35 funziona come residenza e studio per artisti provenienti da tutto il mondo, mentre abbiamo trasferito il centro di documentazione alla Fabbrica del Vapore creando con Careof il DOCVA - documentation center for visual arts.

3. Che cos’ha il quartiere Isola di speciale per una organizzazione come la vostra?

Per una organizzazione come la nostra, al cui centro c’è la promozione della ricerca artistica emergente, operare in un contesto vivace e multiculturale quale quello del quartiere Isola costituisce una eccellente fonte di stimoli. Questo a maggior ragione ora con la residenza poiché i nostri artisti ospiti in residenza trovano una città distante dai cliché, più autentica.

4. Quali sono i problemi e gli ostacoli maggiori a Milano?

Limitandoci al nostro campo, Milano è ancora il centro di riferimento in Italia per la produzione e la comunicazione dell’arte contemporanea. Ma prevalgono le iniziative private (gallerie, fondazioni, fondi di investimento e collezioni delle banche) e le istituzioni faticano a fare sistema. Negli ultimi anni sono pur nate diverse iniziative lodevoli, anche no-profit, alcune avviate dagli stessi artisti. Ma quello che manca è un indirizzo di insieme, una regia. Anche per questo Milano è l’unica metropoli europea a non essersi dotata di un museo d’arte contemporanea, ma anche perché, con le dovute eccezioni, non vi sono quasi mai state iniziative all’altezza della storia della città, e le poche azioni incisive non hanno avuto continuità. A riprova basti confrontare gli investimenti di Milano negli ultimi vent’anni con quelli di città come Torino, ma anche Napoli e Roma.

5. E i problemi e le criticità maggiori nel quartiere?

Il quartiere Isola negli ultimi vent’anni è radicalmente cambiato, da quartiere di matrice operaia a polo della vita notturna e di quella che l’economista americano Richard Florida ha definito “la nuova classe creativa”.  Le due anime però continuano a convivere tra mille contrasti e la criticità maggiore è legata alla necessità di migliorare il dialogo con le comunità straniere perché l’integrazione permetta un arricchimento reciproco piuttosto che una fonte di tensioni e incomprensioni.

6. Tra i vostri eventi culturali del 2009-2010, ne puoi indicare 2-3 tra i più significativi?

Tra i progetti di maggior spicco vorremmo citare il progetto Curatology©, che ha permesso attraverso una serie di dibattiti e una mostra il dialogo tra alcuni tra i più promettenti curatori italiani e la comunità degli artisti emergenti; Il raccolto d’autunno è stato abbondante, mostra collettiva dei migliori artisti emergenti documentati presso il centro DOCVA negli ultimi due anni; la mostra personale del video artista curdo Fikret Atay, che con la sua opera documenta poeticamente  le lacerazioni sociali del suo paese e il divario tra il centro e le periferie del mondo.

7. Ci anticipi qualche appuntamento della programmazione da settembre a fine anno?

La nostra programmazione, sia in termini espositivi che per i dibattiti e le tavole rotonde ospitate al DOCVA, si concentrerà sul dialogo interculturale e privilegerà l’opera di quegli artisti che si confrontano con il tessuto sociale della città e ne documentano le mille contraddizioni. Ci saranno anche occasioni di confronto sulle più recenti evoluzioni del sistema dell’arte contemporanea, con particolare riguardo alla committenza e al rapporto tra le istituzioni e gli artisti, anche emergenti.

8. Avete in mente qualche evento destinato in particolare al pubblico dell’Isola? E ai bambini?

Continua il programma di laboratori didattici per le scuole di Milano e del suo hinterland. Saranno previsti anche laboratori itineranti nel quartiere e visite guidate animate fatte per i bambini delle elementari e delle medie, per realizzare le quali ci avvarremo come sempre di personale altamente qualificato. Per info e prenotazioni scrivere a didattica@docva.org

Inoltre in una giornata a fine novembre gli studi di via Farini 35 saranno aperti al pubblico per dare modo di conoscere gli artisti ospiti in residenza.

9. Se il quartiere Isola fosse un grande spazio culturale e tu il suo impresario, che cosa ne faresti?

Offrirei ai talenti di ogni campo creativo la possibilità di esprimersi e lo spazio per mettersi in gioco, privilegiando gli spazi progetto e le iniziative sperimentali piuttosto che puntare sulle offerte culturali blockbuster che nulla aggiungono a quanto già visto e già detto. Farei di tutto per veicolare l’immagine di una città davvero aperta al nuovo e in grado di competere per l’offerta culturale con città come Londra e Berlino. Combatterei la diffidenza tutta italiana per la contemporaneità e spingerei affinché i criteri di scelta siano condivisi e anche in campo artistico si affermino i talenti davvero più meritevoli, senza scorciatoie.

10. Un tuo aneddoto sul quartiere.

La prima cosa che vidi quando aprii la porta dello spazio dove poi sarebbe nato Viafarini, un ex-laboratorio in una splendida corte vecchia Milano, fu la riproduzione di un quadro di Manet appeso alla parete, tutto impolverato, lasciato lì chissà da chi. Lo considerai un segno del destino. Ora gli artisti operano anche con altri mezzi, e per segnare questo passaggio verso il mondo e i suoi territori, voglio ricordare la performance di Matteo Rubbi, che per tutta la durata della mostra a cui partecipava, che si teneva nei nostri spazi in via Farini 35, è stato in piedi sul tetto dell’edificio di fronte alla galleria. Riporto qui le parole dell’artista: “Il tetto è un luogo socialmente desertico della città, un confine verticale, prevalentemente interdetto, aperto solo a pochi addetti ai lavori. Una persona che staziona sul tetto senza una ragione precisa costituisce una sorta di buco, una addizione o sottrazione minima alla città.”

Appuntamento fra una settimana con aMAZE cultural lab!

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